In
ogni spazio, in tutti i tempi, ti riconosce
e ti passa davanti senza
salutarti.
Addormentata, pura, contamina
gli occhi,
specchi innocenti.
Tu, stanco di rimirarla, ti
abbandoni
all’attesa sperata.
Continui a saltare, figlio nato
da Lei
e non La riconosci.
Vuoti ingialliti dal tempo che,
smisurato per natura,
ti scaraventa al rumore ormai
innocuo.
Dentro alle notti elettriche,
ondate esageratamente
equilibrate,
ti ingannano felici.
Aghi maligni e punte vili,
ti presentano i cultori del
seme.
Fingi tristezza alla Gioia che
sa tutto,
cammina diritto come legno
secco e passa.
I suoni ancestrali cavalcano
oramai le vagabonde iene.
Oh denaro stregone,
fondi le speranze dei miseri;
strappa incurante il dolore dei
ciechi;
appaga fin troppo le voglie
represse.
Date memorabili faranno tesoro
di molti nuovi fronti.